Dopo mesi di attesa, prende finalmente forma il decreto legislativo per la riforma degli incentivi alle imprese. Il provvedimento, che introduce il “Codice unico delle agevolazioni”, ha ottenuto il via libera della Ragioneria dello Stato e ora passa all’esame del Parlamento. Si tratta di una misura strategica prevista dal PNRR, che punta a rendere il sistema più efficiente, trasparente e orientato ai risultati.
Il percorso legislativo
Approvato in via preliminare a ottobre 2023, il decreto era rimasto in sospeso fino alla “bollinatura” della Ragioneria. Ora è pronto per il parere delle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, che avranno 30 giorni per esprimersi. Seguiranno il confronto in Conferenza Stato-Regioni e il parere del Consiglio di Stato, prima del ritorno al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.
Gli obiettivi della riforma
Il Codice unico rappresenta il primo passo verso una revisione complessiva degli incentivi.
La riforma prevede:
- un report di valutazione da pubblicare entro il 30 giugno 2025;
- l’entrata in vigore dei decreti attuativi entro il 30 giugno 2026;
- un secondo Dlgs dedicato alla razionalizzazione delle misure esistenti.
Il principio guida è l’efficacia: gli incentivi verranno valutati in base all’impatto economico, sociale e ambientale, con analisi ex ante, in itinere ed ex post.
Polizze catastrofali e crediti d’imposta: cosa cambia
Resta confermato l’obbligo per le imprese di sottoscrivere polizze contro catastrofi naturali per accedere alle agevolazioni, come previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
Per i crediti d’imposta, viene introdotto l’obbligo di comunicazione preventiva: le imprese dovranno indicare le spese sostenute e come intendono usufruire del beneficio, anno per anno. Si tratta di una misura anti-sforamento già adottata per i crediti Transizione 5.0 e ZES Mezzogiorno.
Maggiore controllo e trasparenza
Il decreto rafforza il monitoraggio e introduce criteri precisi per la selezione degli incentivi:
- rilevanza economica, sociale o ambientale;
- entità della spesa;
- valore informativo delle valutazioni.
Viene inoltre istituita una programmazione triennale delle misure e una quota fissa di risorse (60%) da destinare a micro e PMI, con almeno il 25% riservato a micro e piccole imprese.
Verso procedure più standard
Per aumentare l’efficienza, il decreto prevede anche:
- bandi standardizzati per facilitare l’accesso;
- controlli più chiari e razionalizzati.
In ambito contributivo, viene confermato che in caso di DURC negativo, l’importo dell’incentivo viene trattenuto e versato direttamente agli enti previdenziali, inclusa la Cassa Edile per i lavori pubblici.
La riforma segna un cambio di passo nel modo in cui vengono gestiti gli incentivi pubblici: più trasparenza, più controlli e maggiore orientamento ai risultati. Le imprese devono prepararsi a operare in un contesto normativo più strutturato, ma anche più equo e mirato alla crescita sostenibile

