ESG: l’OCSE e la Commissione Europea aggiornano i principi della Responsabilità Sociale d’Impresa e la Tassonomia EU

Principio ispiratore della strategia responsabile d’impresa, la sostenibilità è ormai parte integrante degli indicatori di economicità di tutte le realtà produttive che utilizzano un metodo di gestione resiliente, che guarda alla continuità della catena di valore.

Numerosi gli interventi della Commissione Europea nell’anno ancora in corso, con da ultimo la presentazione di un nuovo pacchetto di misure sulla finanza sostenibile, volto ad accrescere la platea di attività ritenute sostenibili ed ascrivibili al catalogo della Tassonomia UE, fonte primaria della finanza sostenibile comunitaria nella quale vengono indicate tutte le attività e settori economici qualificati come sostenibili, in ragione degli obiettivi ambientali che concorrono a perseguire e del processo di transizione che contribuiscono a realizzare.

Quale l’intento? Permeare il tessuto economico internazionale di un approccio proattivo verso i temi Environmental, Social e Governance, orientando i processi decisionali aziendali verso procedure ed investimenti che minimizzano l’impatto delle esternalità delle attività d’impresa, innescando meccanismi di economia circolare finalizzati all’uso sostenibile delle risorse energetiche, alla prevenzione, al controllo degli agenti inquinanti ed al rispristino della biodiversità.

Dal canto suo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico interviene pubblicando linee guida di condotta, la cui assunzione volontaria funge da monito nella gestione dei processi aziendali.

Come riportato nella fonte ufficiale, trattasi infatti di raccomandazioni che mirano ad incoraggiare i contributi positivi che le imprese possono apportare al progresso economico, ambientale e sociale ed a ridurre al minimo gli impatti negativi delle operazioni, prodotti e servizi di un’impresa. Le linee guida coprono tutte le aree chiave della responsabilità aziendale, inclusi i diritti umani, i diritti del lavoro, l’ambiente, la corruzione, gli interessi dei consumatori, la divulgazione, la scienza e la tecnologia, la concorrenza e la tassazione, fornendo indicazioni aggiornate per una condotta aziendale responsabile in aree chiave, come il cambiamento climatico, la biodiversità, la tecnologia, l’integrità aziendale e la due diligence della catena di fornitura.

L’obiettivo? I 17 Goals dell’Agenda 2030.

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