ESG: il Parlamento Europeo amplia il perimetro della CSDD, la direttiva che misura la sostenibilità della catena di fornitura

Non si ferma la corsa alla sostenibilità: dopo la nuova Direttiva CSRD sulla rendicontazione dei dati non finanziari entrata in vigore il 5 gennaio scorso, il 5 giugno il Parlamento Europeo è intervenuto nuovamente adottando la Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence Directive, che estende il dovere di diligenza e responsabilità aziendale lungo l’intera catena di approvvigionamento. Tra gli stakeholders, sono infatti i fornitori i soggetti in grado di imprimere un’impronta significativa nell’impatto di sostenibilità, mediante l’utilizzo di pratiche condivise ESG in grado di minimizzare e mitigare gli effetti delle esternalità dell’attività dell’impresa.

Se infatti le imprese hanno familiarizzato con la misurazione ed il monitoraggio dei dati, rispondendo in maniera conforme a Scope 1 e 2 (emissioni dirette ed emissioni indirette, derivanti da energia acquistata o acquisita), è sullo Scope 3 che continuano a rilevarsi non conformità nella rilevazione dei dati. L’adozione della nuova Direttiva CSDD diventa pertanto una leva proattiva per le aziende tenute a valutare, verificare e riscontrare l’approccio sostenibile delle proprie parti interessate lungo l’intera catena di fornitura.

A chi si applica? La normativa comunitaria sulla mappatura della supply chain interessa le imprese con oltre 250 dipendenti, fatturato superiore a 40 milioni di euro in Europa e 150 milioni di euro nel mondo.

E le PMI? L’adesione ad una procedura di monitoraggio dei fornitori rappresenta per le piccole e medie imprese una scelta di responsabilità sociale, che completa ulteriormente il ventaglio di opportunità che si apre intraprendendo il percorso ESG, un modello in grado di migliorare sensibilmente le proprie performance ed il proprio indice di redditività; un modello inclusivo che apporta benefici a qualsiasi impresa, grande o piccola che sia.

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